L'indulgenza: che cos'è e come si ottiene
Remissione delle pene temporali, non perdono dei peccati: che cosa insegna la Chiesa sull'indulgenza, come la si ottiene, come aiuta le anime del Purgatorio e che cosa c'entra Tetzel.
Alla parola indulgenza molti pensano anzitutto a Johann Tetzel, al denaro nella cassetta e alle lettere d'indulgenza stampate. Ciò che la Chiesa insegna in proposito è più sobrio e più antico della controversia del 1517: un'indulgenza non rimette alcun peccato e non si può comprare. Questa guida spiega, secondo il Codice di Diritto Canonico del 1917 e la Raccolta, che cos'è l'indulgenza, come la si ottiene in forma plenaria, come giova alle anime del Purgatorio e che cosa fossero le lettere stampate.
- Un'indulgenza è la remissione davanti a Dio della pena temporale per i peccati la cui colpa è già stata rimessa (Codice di Diritto Canonico del 1917, can. 911). Non rimette alcun peccato e non ne permette alcuno.
- L'indulgenza plenaria rimette tutta la pena temporale, quella parziale una parte. Indicazioni come «300 giorni» si misurano sull'antica penitenza ecclesiastica, non su giorni di Purgatorio.
- Per l'indulgenza plenaria valgono di solito quattro condizioni: confessione sacramentale, Santa Comunione, visita a una chiesa e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.
- Le indulgenze concesse dal Papa si possono applicare alle anime del Purgatorio, salvo diversa disposizione (can. 930). Nella Commemorazione dei fedeli defunti, il 2 novembre, la Chiesa concede a tal fine grazie particolari.
Che cos'è un'indulgenza?
Secondo il Codice di Diritto Canonico del 1917, l'indulgenza è la remissione davanti a Dio della pena temporale che resta da scontare per peccati già perdonati. La Chiesa la concede attingendo al suo tesoro spirituale: ai vivi per modo di assoluzione, ai defunti per modo di suffragio (can. 911).
«Omnes magni faciant indulgentias seu remissionem coram Deo poenae temporalis debitae pro peccatis, ad culpam quod attinet iam deletis …» Tutti tengano in grande stima le indulgenze, cioè la remissione davanti a Dio della pena temporale dovuta per i peccati la cui colpa è già stata cancellata.
Codex Iuris Canonici 1917, can. 911
Si presuppone dunque che il peccato stesso sia già stato perdonato, di solito nella confessione sacramentale. L'indulgenza non è un permesso di peccare né un perdono dei peccati futuri. Il tesoro della Chiesa da cui viene concessa sono i meriti di Nostro Signore Gesù Cristo, della Beatissima Vergine Maria e dei Santi. Papa Clemente VI espose questa dottrina nel 1343 nella bolla Unigenitus Dei Filius. Per tutta la Chiesa la concede il Papa, al quale è affidata l'amministrazione di questo tesoro (can. 912). Il 4 dicembre 1563 il Concilio di Trento insegnò che questo potere è stato dato alla Chiesa da Cristo.
Che cosa sono le pene temporali dei peccati?
Le pene temporali sono le pene che, dopo il perdono di un peccato, restano ancora da scontare in questa vita o nel Purgatorio. Nella confessione Dio rimette la colpa e la pena eterna, ma non sempre tutta la pena temporale di cui il peccatore è ancora debitore.
Nel 1547 il Concilio di Trento condannò l'opinione secondo cui, insieme alla colpa, a ogni peccatore pentito verrebbe rimessa anche ogni pena temporale, così che non resterebbe più nulla da scontare né in questo mondo né nel Purgatorio (Sessione VI, canone 30). La Sacra Scrittura lo mostra nel re Davide: Dio gli perdonò il suo peccato, eppure il bambino che gli era nato dovette morire (2 Sam 12,13 e 14; nella Vulgata 2 Re 12).
Nella Chiesa antica per i peccati gravi si imponevano penitenze pubbliche, spesso per anni. Da questa penitenza ecclesiastica è nato il successivo uso delle indulgenze: la Chiesa condonava una parte della penitenza e al suo posto stabiliva una preghiera, un'elemosina o un pellegrinaggio.
Che differenza c'è tra indulgenza plenaria e parziale?
L'indulgenza plenaria rimette tutta la pena temporale dei peccati, quella parziale soltanto una parte. Indicazioni come 300 giorni o cinque anni non indicano un tempo di Purgatorio, ma tanta pena quanta un tempo sarebbe stata cancellata da una penitenza ecclesiastica di uguale durata.
Chi non ha le debite disposizioni ottiene l'indulgenza plenaria, secondo il can. 926, solo in parte, nella misura delle sue disposizioni. L'indulgenza plenaria si può di regola acquistare una volta al giorno, quella parziale più volte, se si ripete l'opera (can. 928).
La Raccolta, l'edizione inglese della raccolta ufficiale delle preghiere arricchite di indulgenze, riporta alcuni esempi: per il Requiem aeternam si hanno 300 giorni, applicabili soltanto ai defunti (n. 536). Chi recita devotamente la terza parte del Rosario, cioè cinque decine (ciascuna con un Padre Nostro, dieci Ave Maria e un Gloria), ottiene cinque anni; chi lo fa davanti al Santissimo Sacramento, con confessione e Santa Comunione, una remissione plenaria (n. 360). Le preghiere si trovano nella nostra guida alle preghiere del Rosario.
Come si ottiene l'indulgenza plenaria?
Ottiene l'indulgenza plenaria chi è battezzato e non scomunicato, vive in grazia di Dio, ha l'intenzione di acquistarla e compie debitamente l'opera prescritta. Si aggiungono di solito la confessione sacramentale, la Santa Comunione, la visita a una chiesa e una preghiera secondo le intenzioni del Papa.
Il Codice del 1917 richiede lo stato di grazia almeno al termine delle opere prescritte e un'intenzione, che può essere anche generale (can. 925). Le «solite condizioni» (suetae conditiones) sono spiegate così dalla raccolta Preces et pia opera:
- Confessione: si può fare negli otto giorni che precedono il giorno stabilito oppure negli otto giorni successivi (can. 931 § 1).
- Santa Comunione: il giorno prima, il giorno stesso oppure negli otto giorni successivi.
- Visita a una chiesa o a un oratorio pubblico, unita a una preghiera a gloria di Dio.
- Preghiera secondo le intenzioni del Papa: deve essere recitata a voce (can. 934 § 1). Bastano un Padre Nostro, un'Ave Maria e un Gloria.
Chi abitualmente si confessa almeno due volte al mese o riceve quasi ogni giorno la Santa Comunione non ha bisogno di una confessione apposita, eccetto per le indulgenze giubilari (can. 931 § 3). Chi è impedito dal compiere un'opera prescritta può ottenere dal confessore che la commuti in un'altra (can. 935).
Si può ottenere un'indulgenza per i defunti?
Si ottiene un'indulgenza per i defunti compiendo l'opera prescritta e applicandone la grazia a un'anima del Purgatorio. Secondo il can. 930, tutte le indulgenze concesse dal Papa sono applicabili alle anime del Purgatorio, salvo diversa disposizione; ad altri vivi, invece, nessuna.
Per i defunti essa opera come suffragio (per modum suffragii): la Chiesa non assolve l'anima, ma offre a Dio, attingendo al suo tesoro, ciò che è necessario a estinguere la pena. Se e in quale misura Dio lo applichi a una determinata anima, resta un suo giudizio.
Grazie particolari la Chiesa concede nella Commemorazione dei fedeli defunti. Chi nel giorno dei Morti (2 novembre; se cade di domenica, il 3) o nella domenica seguente visita una chiesa per pregare per i defunti, può ottenere a ogni visita, cioè toties quoties, un'indulgenza plenaria applicabile soltanto alle anime del Purgatorio. Le condizioni sono la confessione, la Santa Comunione e, a ogni visita, sei Padre Nostro, Ave Maria e Gloria secondo le intenzioni del Papa (Preces et pia opera, n. 590). Le visite possono cominciare già dal mezzogiorno del giorno precedente, normalmente dunque nella festa di Ognissanti (can. 923).
Durante l'ottava dei defunti vale inoltre ogni giorno una remissione plenaria per la pia visita a un cimitero con una preghiera per i defunti, anche soltanto mentale. Si ottiene alle solite condizioni ed è applicabile soltanto ai defunti (decreto del 31 ottobre 1934). Chi visita un cimitero in un altro giorno dell'anno può ottenere un'indulgenza di sette anni, anch'essa applicabile soltanto ai defunti.
Che cos'era una lettera d'indulgenza?
Una lettera d'indulgenza era un documento che attestava a un fedele di poter ottenere una determinata grazia, talvolta insieme al diritto di scegliersi liberamente un confessore. Spesso la condizione era un'elemosina per uno scopo pio, come la costruzione di una chiesa, un ospedale o una crociata.
Nel tardo Medioevo queste lettere erano così diffuse che il teologo protestante Uhlhorn scrisse nel 1884 che non si poteva consultare l'archivio di un ospedale senza imbattersi in molte di esse; l'ospedale di Halberstadt possedeva nel 1284 quattordici di queste concessioni, di quaranta giorni ciascuna.
Una lettera d'indulgenza è tra i primi scritti a stampa: l'indulgenza di Cipro a 31 righe fu composta a Magonza in parte con un carattere considerato il primo carattere da stampa di Johannes Gutenberg. Il suo più antico esemplare datato fu rilasciato il 22 ottobre 1454 a Erfurt. È la data certa più antica in cui a Magonza sia documentata un'attività di stampa. La lettera in sé non produceva nulla senza pentimento. Le cosiddette lettere confessionali si potevano sì avere in cambio di denaro e senza pentimento, ma permettevano soltanto di scegliere un confessore che, solo dopo una confessione fatta con pentimento, poteva assolvere, anche dai casi riservati, e concedere la remissione plenaria.
Si può comprare un'indulgenza?
Un'indulgenza non si può comprare. Nel 1563 il Concilio di Trento abolì ogni turpe guadagno legato a essa, e nel 1567 Papa Pio V revocò tutte le concessioni connesse a offerte di denaro. Essa si ottiene con la preghiera, la confessione, la Santa Comunione e le opere buone.
Nella memoria collettiva questo abuso è legato al nome di Johann Tetzel, benché fosse diffuso molto prima di lui. Il domenicano, nato a Pirna nel 1465 e morto a Lipsia l'11 agosto 1519, predicò dal 1516 l'indulgenza per la ricostruzione della Basilica di San Pietro a Roma. Riguardo ai vivi insegnava correttamente che nessuno la ottiene senza vero pentimento.
Riguardo ai defunti, invece, Tetzel sosteneva l'opinione di pochi autori, che andava oltre le bolle pontificie: la remissione plenaria si otterrebbe già con l'offerta in denaro, anche senza pentimento dell'offerente. Il noto verso sul denaro che risuona nella cassetta non è suo alla lettera, ma rende questa opinione, che il cardinale Gaetano respinse espressamente.
Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero pubblicò le sue 95 tesi.
Le accuse di appropriazione indebita e di vita immorale mosse a Tetzel furono confutate nel 1899 dallo storico cattolico Nikolaus Paulus. Il Concilio di Trento abolì del tutto i questuanti, i quaestores, e dispose che fossero i vescovi a pubblicare tali grazie e a concederle gratuitamente (Sessione XXI, cap. 9).
«Pravos quaestus omnes pro his consequendis … omnino abolendos esse.» Ogni turpe guadagno per ottenerle deve essere del tutto abolito.
Concilio di Trento, Sessio XXV, Decretum de indulgentiis, 4 dicembre 1563
Il nostro rosario da dito Memento Mori è pensato per la preghiera fuori casa. Lo annodiamo a mano in paracord 550, un cordino da paracadute di 4 mm di spessore. I grani delle Ave sono sfere in acciaio inossidabile da 10 mm; si aggiungono un crocifisso del Perdono color argento e una medaglia di San Benedetto. Sta in tasca e si può portare anche come braccialetto.
Distanziamo i grani in modo che il pollice vi passi comodamente in mezzo. Prima dell'uso lo faccia benedire da un sacerdote.
Citato nell'articolo
Rosario da dito Memento Mori in paracord
Annodato a mano in paracord 550, con grani in acciaio inossidabile, crocifisso del Perdono e medaglia di San Benedetto.
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Domande frequenti sull'indulgenza
L'indulgenza rimette i peccati?
L'indulgenza non rimette i peccati. La colpa viene perdonata nella confessione; si condona soltanto la pena temporale che resta dopo. Chi vive in peccato mortale non ottiene nulla finché non è in grazia di Dio.
Un rosario benedetto ha un'indulgenza?
Un rosario benedetto dal Papa o da un sacerdote munito della relativa facoltà è legato alle cosiddette indulgenze apostoliche, che si ottengono possedendolo e usandolo piamente e che ogni Papa stabilisce per il proprio pontificato (Raccolta, n. 626). Si perdono se il rosario viene venduto (can. 924 § 2). Per questo si fa benedire un rosario solo dopo averlo acquistato.
Che cosa significa la parola indulgenza?
La parola indulgenza viene dal latino indulgentia, da indulgere, essere benevolo. In origine significava bontà o favore, nel latino più tardo il condono di un'imposta o di un debito. Nella Chiesa antica si parlava anche di pax, remissio e condonatio.
- Codex Iuris Canonici del 1917, cann. 911-936 (De indulgentiis). codex-iuris-canonici.de
- Concilio di Trento, Sessio VI (1547), canone 30, e Sessio XXV (4 dicembre 1563), Decretum de indulgentiis; Sessio XXI, cap. 9, secondo la Catholic Encyclopedia. Testo latino secondo Philip Schaff, Creeds of Christendom, vol. II. ccel.org
- Clemente VI, bolla Unigenitus Dei Filius (1343), secondo Denzinger, Enchiridion symbolorum, Friburgo 1911, nn. 550-552.
- Preces et pia opera, Vaticano 1952, Praenotanda 4 e nn. 582, 590-592. archive.org
- The Raccolta, secondo l'edizione ufficiale del 1938, Benziger, New York 1943, prefazione e nn. 360, 536, 544-546 e 626. archive.org
- Sacra Penitenzieria, decreto del 31 ottobre 1934, Acta Apostolicae Sedis 26 (1934), pp. 606 e 607.
- The Catholic Encyclopedia: Indulgences (1910) newadvent.org, Purgatory (1911) e Johann Tetzel (1912, secondo Nikolaus Paulus, Johann Tetzel der Ablassprediger, Magonza 1899) newadvent.org.
- Missale Romanum 1962: Mercoledì delle Ceneri e 2 novembre.
- Scheide Library, Princeton, sull'indulgenza di Cipro a 31 righe, citata secondo historyofinformation.com. historyofinformation.com
Ultima verifica: 19 ottobre 2026.
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