Glaubenswissen

Memento mori: significato, origine e i quattro novissimi

Due parole sull'anello di un cardinale: che cosa significa Memento mori, da dove viene questo monito, come la Chiesa lo pronuncia il Mercoledì delle Ceneri e perché chiama alla conversione.

10 Min. LesezeitMarcellusOnlineShop

Il cardinale Baronio si fece incidere due parole sul suo anello: Memento mori. Lo racconta sant'Alfonso Maria de' Liguori nel suo «Apparecchio alla morte». Il significato di Memento mori si traduce in fretta, ma il pensiero va dal trionfo romano alla Regola di san Benedetto fino alle ceneri del Mercoledì delle Ceneri. Questa guida spiega da dove viene il monito, come la Chiesa lo prega e perché non rende tristi, ma chiama alla conversione.

In breve
  • Memento mori è un monito latino e significa letteralmente «ricordati di morire», nel senso di «ricordati che morirai».
  • Tertulliano riferisce intorno al 197 che nell'antica Roma al trionfatore si gridava alle spalle di ricordarsi che era un uomo.
  • Il Mercoledì delle Ceneri, secondo il Messale Romano del 1962, il sacerdote impone le ceneri benedette e dice: Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris (Gen 3,19).
  • Il nucleo cristiano sono i quattro novissimi: morte, giudizio, paradiso e inferno. «Ricordati dei tuoi novissimi, e non peccherai in eterno» (Eccli 7,40).

Che cosa significa Memento mori?

Memento mori significa letteralmente «ricordati di morire», nel senso di «ricordati che morirai». Questo monito latino ricorda che ogni vita ha una fine e che l'uomo dovrà rendere conto a Dio. Nella fede cattolica è un richiamo alla conversione, non un'espressione di disperazione.

Memento è l'imperativo di meminisse, ricordare o ricordarsi; mori significa morire. La Chiesa usa lo stesso imperativo nella sua liturgia: con Memento, homo, «Ricordati, uomo», comincia la formula del Mercoledì delle Ceneri. La sua seconda parte è tratta dalla sentenza di Dio su Adamo dopo il peccato originale. Nella Vulgata vi si legge: «Col sudore del tuo volto mangerai il pane, finché tu ritorni alla terra dalla quale sei stato tratto; perché polvere sei e in polvere ritornerai» (Gen 3,19).

La morte, dunque, non è un semplice fatto naturale. Nella benedizione delle ceneri il sacerdote prega a nome di tutti, ricordando che ritorneremo in polvere «a causa della colpa della nostra malizia». Chi dice Memento mori pensa perciò sempre anche al peccato e al perdono che Dio ha promesso ai penitenti.

Da dove viene l'espressione Memento mori?

L'idea che sta dietro al Memento mori risale all'antichità romana. Lo scrittore ecclesiastico Tertulliano riferisce intorno al 197 che al trionfatore sul carro della vittoria si gridava alle spalle di ricordarsi che era un uomo. Come coppia di parole, Memento mori compare per esempio sull'anello del cardinale Baronio.

Tertulliano menziona l'usanza nella sua difesa dei cristiani, l'Apologeticum, al capitolo 33. Vi si legge: «Guarda dietro di te, ricordati che sei un uomo!». In latino la seconda parte suona Hominem te memento. Tertulliano si serve della scena come prova: perfino l'imperatore, al culmine della gloria, si sente ricordare che è un uomo e non un dio.

Anche il filosofo Seneca conosceva questo pensiero. Nella sua 26ª lettera a Lucilio cita il consiglio di Epicuro meditare mortem, «esercitati nel pensiero della morte», e ne conclude: Qui mori didicit, servire dedidicit, «Chi ha imparato a morire ha disimparato a essere schiavo» (Ep. 26, 8-10). Cristiano, il monito lo diventa solo con la domanda su che cosa venga dopo la morte.

Che cosa c'entra il Mercoledì delle Ceneri con il Memento mori?

Il Mercoledì delle Ceneri è il giorno in cui la Chiesa stessa pronuncia il Memento mori. Secondo il Messale Romano del 1962 il sacerdote impone sul capo di ogni fedele le ceneri benedette e dice: «Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai».

Prima della Santa Messa il sacerdote, in piviale violaceo, benedice le ceneri. Secondo la rubrica, esse si ottengono dai rami d'ulivo o di altri alberi benedetti l'anno precedente; tali rami la Chiesa li benedice la Domenica delle Palme. Dopo quattro orazioni di benedizione il sacerdote asperge tre volte le ceneri con l'acqua benedetta e le incensa. Poi ricevono le ceneri prima il clero e quindi il popolo, in ginocchio davanti all'altare, uno per uno.

Con il Mercoledì delle Ceneri comincia la Quaresima, i quaranta giorni di digiuno in preparazione alla santa Pasqua. Secondo le rubriche del 1962 la Quaresima va dal Mercoledì delle Ceneri fino alla Messa della Veglia pasquale. Chi desidera vivere il tempo di penitenza anche in casa trova nel negozio oggetti per la meditazione in Quaresima.

Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris.

Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai.

Emendemus in melius, quae ignoranter peccavimus: ne subito praeoccupati die mortis, quaeramus spatium paenitentiae, et invenire non possimus.

Emendiamo in meglio ciò in cui abbiamo peccato per ignoranza, affinché, sorpresi all'improvviso dal giorno della morte, non cerchiamo il tempo della penitenza senza poterlo trovare.

Missale Romanum 1962, Feria IV Cinerum: formula dell'imposizione delle ceneri (Gen 3,19) e responsorio durante la distribuzione

Quali sono i quattro novissimi?

I quattro novissimi sono morte, giudizio, paradiso e inferno. La teologia li tratta sotto il titolo latino De Novissimis, delle realtà ultime. Il Memento mori li riguarda tutti e quattro: chi pensa alla morte pensa al giudizio che la segue e all'eternità.

L'espressione novissima si trova per esempio nel libro dell'Ecclesiastico (Siracide): In omnibus operibus tuis memorare novissima tua, et in aeternum non peccabis, «In tutte le tue opere ricordati dei tuoi novissimi, e non peccherai in eterno» (Eccli 7,40 secondo la Vulgata). Il Catechismo Romano cita questo versetto all'articolo settimo del Simbolo e raccomanda ai parroci di porre molto spesso il giudizio davanti agli occhi dei fedeli, perché questa verità frena le inclinazioni perverse del cuore e distoglie le anime dal peccato. La suddivisione in esattamente quattro realtà è definita dalla Catholic Encyclopedia del 1909 un riassunto popolare, non strettamente scientifico.

San Benedetto li pone tutti e quattro uno accanto all'altro nella sua Regola, al capitolo 4 «Quali sono gli strumenti delle buone opere»:

Novissimo Regola, cap. 4 Latino
Giudizio Temere il giorno del giudizio. Diem iudicii timere.
Inferno Avere orrore dell'inferno. Gehennam expavescere.
Paradiso Desiderare la vita eterna con tutto l'ardore dello spirito. Vitam aeternam omni concupiscentia spiritali desiderare.
Morte Avere ogni giorno davanti agli occhi la morte che incombe. Mortem cotidie ante oculos suspectam habere.

Come vivevano i religiosi il Memento mori?

I religiosi fecero del Memento mori un esercizio quotidiano. La Regola di san Benedetto chiede di avere ogni giorno la morte davanti agli occhi. Secondo la Catholic Encyclopedia del 1908 e del 1912, Certosini e Trappisti recitavano regolarmente l'Ufficio dei defunti, cioè la preghiera delle Ore per i defunti.

I Trappisti, riuniti dal 1892 nell'Ordine dei Cistercensi Riformati, vivono secondo la Regola di san Benedetto. Secondo le loro Costituzioni del 1894, in tutti i giorni feriali ai Vespri e alle Lodi segue l'Ufficio dei defunti. I Certosini recitano tre uffici: quello del giorno, quello della Beatissima Vergine e, eccetto nelle feste e nelle loro vigilie, l'Ufficio dei defunti.

Si racconta spesso che i Trappisti si salutassero con «Memento mori» e che ogni giorno scavassero un pezzo della propria fossa. La Catholic Encyclopedia del 1912 smentisce espressamente entrambe le cose: i monaci si salutano con un inchino del capo, e una fossa viene scavata solo quando un confratello è morto.

«Beato chi ha sempre davanti agli occhi l'ora della sua morte e ogni giorno si prepara a morire.»

Tommaso da Kempis, Imitazione di Cristo, libro I, cap. 23 (De meditatione mortis), n. 2

Perché il teschio è il simbolo del Memento mori?

Il teschio rappresenta il Memento mori perché mostra ciò che resta del corpo. Per questo i santi lo tenevano in vista: secondo sant'Alfonso de' Liguori, san Carlo Borromeo aveva un teschio sul suo tavolo per averlo sempre davanti agli occhi. La clessidra aggiunge l'immagine del tempo che scorre.

Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1696-1787, canonizzato nel 1839) raccoglie esempi di questo genere nel suo «Apparecchio alla morte», nella quarta considerazione, sulla certezza della morte. Il cardinale Baronio si fece incidere Memento mori sull'anello. Giovenale Ancina, vescovo di Saluzzo, teneva davanti a sé un teschio con l'iscrizione: «Ciò che tu sei, io fui; e ciò che io sono, tu sarai». Un santo eremita, a cui fu chiesto perché morisse così sereno, rispose: «Ho sempre avuto la morte davanti agli occhi; perciò ora che è venuta non vedo nulla di nuovo».

Quadro Memento mori con teschio coronato, clessidra, candela e rosa, sotto la formula latina del Mercoledì delle Ceneri
Teschio con corona, clessidra, candela e rosa, sotto Memento, homo, quia pulvis es: il quadro Memento mori in formato DIN A4 del nostro assortimento, fornito senza cornice.

Nella collezione Memento mori trova questi segni per l'altarino domestico e l'angolo della preghiera: un teschio a grandezza naturale in resina dipinto a mano, una clessidra in vero legno con una durata di circa 60 minuti, rosari con grani del Padre Nostro a forma di teschio e un quadro con iscrizione latina.

Il Memento mori è un pensiero triste?

Nella concezione cattolica il Memento mori non è un pensiero triste, ma salutare. La Chiesa ricorda la morte perché l'uomo faccia penitenza e possa morire sereno. Nella benedizione delle ceneri il sacerdote prega Dio, che non vuole «la morte, ma la penitenza dei peccatori».

Tommaso da Kempis lo dice con sobrietà: «Se avessi una buona coscienza, non temeresti molto la morte». E ancora: «Impara ora a morire al mondo, per cominciare allora a vivere con Cristo» (Imitazione di Cristo I, 23, 1 e 6). Lo scopo di questo pensiero non è dunque la paura, ma una vita ordinata all'eternità.

Un teschio sull'altarino domestico non è un amuleto né un ornamento, ma un aiuto alla meditazione. Diverso è il caso del rosario benedetto: esso appartiene ai sacramentali, mediante i quali la Chiesa, secondo il Codice di Diritto Canonico del 1917, ottiene in virtù della sua intercessione effetti soprattutto spirituali (can. 1144). Come si recita lo mostra la nostra guida al Rosario con tutte le preghiere.

Dal nostro laboratorio

Nel rosario Memento mori in paracord i grani del Padre Nostro sono piccoli teschi di metallo, di 10 mm ciascuno. Così tra una decina e l'altra si ha ogni volta un teschio tra le dita. Lo annodiamo a mano in paracord 550 nero da 4 mm di spessore; croce compresa, il rosario misura circa 55 cm, e il pezzo centrale è la Medaglia Miracolosa.

Annodiamo le distanze tra i grani in modo che il pollice vi passi comodamente. Chi le desidera più strette o più larghe, lo scriva al momento dell'ordine nel campo delle note.

Rosario Memento mori in paracord nero con grani color antracite e grani del Padre Nostro a forma di teschio Citato nell'articolo Rosario in paracord Memento Mori Annodato a mano in paracord 550, con grani a teschio, Medaglia Miracolosa e crocifisso. Vai al rosario

Domande frequenti sul Memento mori

Quando è il Mercoledì delle Ceneri?

Il Mercoledì delle Ceneri è il mercoledì dopo la domenica di Quinquagesima; con esso comincia la Quaresima. Nel 2027 cade il 10 febbraio, 46 giorni prima della Pasqua del 28 marzo.

Che differenza c'è tra Memento mori e Vanitas?

Vanitas significa vanità, nullità, e viene dal libro dell'Ecclesiaste: Vanitas vanitatum, dixit Ecclesiastes, vanitas vanitatum, omnia vanitas, «Vanità delle vanità, disse l'Ecclesiaste, vanità delle vanità, e tutto è vanità» (Qo 1,2 secondo la Vulgata). Si intende la caducità di tutte le cose terrene. Il Memento mori volge lo sguardo più da vicino alla propria morte e al giudizio che la segue.

Si può far benedire un rosario Memento mori?

Un rosario Memento mori si può far benedire da un sacerdote come qualsiasi altro rosario, perché i grani a teschio non cambiano nulla della preghiera. Chieda dopo la Santa Messa: di solito il sacerdote benedice volentieri gli oggetti di devozione. Altre forme le trova tra i nostri rosari fatti a mano.

Fonti
  1. Missale Romanum, Editio typica 1962: Feria IV Cinerum, De benedictione cinerum e De impositione cinerum; Rubricae generales nn. 73 e 74; Dominica in Palmis, De benedictione ramorum. archive.org
  2. Biblia Sacra Vulgata: Gen 3,19; Eccli 7,40 (Siracide); Qo 1,2 (Ecclesiaste). vulgate.org
  3. Catechismus Romanus (Catechismo Romano, 1566), Parte I, sull'articolo settimo del Simbolo, domanda 10; traduzione inglese di J. Donovan. archive.org
  4. Regola di san Benedetto, cap. 4, traduzione tedesca di Pius Bihlmeyer, Bibliothek der Kirchenväter, 1ª serie, vol. 20, Kempten 1914. bkv.unifr.ch
  5. Tommaso da Kempis: De imitatione Christi, libro I, cap. 23. thelatinlibrary.com
  6. Alfonso Maria de' Liguori: Preparation for Death, quarta considerazione, terzo punto, Boston 1854. archive.org
  7. Tertulliano: Apologetico, cap. 33, traduzione tedesca di K. A. Heinrich Kellner, Bibliothek der Kirchenväter, 1ª serie, vol. 24, Kempten 1915. bkv.unifr.ch
  8. Seneca: Epistulae morales ad Lucilium 26, 8-10. thelatinlibrary.com
  9. The Catholic Encyclopedia: «Trappists» (vol. 15, 1912), «The Carthusian Order» (vol. 3, 1908), «Eschatology» (vol. 5, 1909). newadvent.org
  10. Codex Iuris Canonici del 1917, can. 1144. codex-iuris-canonici.de

Le versioni italiane dei passi latini, tedeschi e inglesi sono, dove non è indicata un'altra traduzione, traduzioni letterali nostre.

Ultima verifica: 19 ottobre 2026.

Il laboratorio di MarcellusOnlineShop

Annodiamo a mano i nostri rosari nel nostro laboratorio in Germania e scriviamo nella guida di preghiere, oggetti devozionali e della fede cattolica tradizionale.

← Zurück zum Guida