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Padre nostro: il testo cattolico, il passo biblico e le sette domande

Il testo cattolico del Padre nostro in italiano e in latino, i due passi biblici in Matteo e in Luca e il significato di ciascuna delle sette domande secondo il Catechismo Romano.

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Il Padre nostro è la preghiera che Nostro Signore Gesù Cristo stesso ha insegnato. Il sacerdote la recita in ogni Santa Messa dopo il Canone, al Battesimo la pronuncia insieme ai padrini, e nel Rosario le appartiene ogni grano grande. Questa guida Le offre il testo cattolico in italiano e in latino, presenta i due passi biblici in Matteo e in Luca secondo la Vulgata e spiega le sette domande così come le interpreta il Catechismo Romano.

In breve
  • Il Padre nostro è la preghiera che Nostro Signore ha insegnato ai suoi discepoli. Per questo si chiama anche preghiera del Signore, in latino oratio dominica.
  • La Bibbia lo tramanda due volte: nel Discorso della montagna in Matteo (6,9-13) e in Luca (11,2-4). La Chiesa prega la forma secondo Matteo, con sette domande.
  • Il testo cattolico si conclude con «ma liberaci dal male. Amen». Così si legge in Matteo nella Vulgata, il testo latino della Bibbia della Chiesa.
  • Secondo sant'Agostino, le prime tre domande riguardano la gloria di Dio, le ultime quattro la salvezza propria e quella del prossimo.

Qual è il testo cattolico del Padre nostro?

Nel testo cattolico il Padre nostro inizia con «Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome» e termina con «e non c'indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen». Comprende sette domande, come le tramanda il Vangelo secondo Matteo.

Pater noster, qui es in caelis, sanctificetur nomen tuum: adveniat regnum tuum: fiat voluntas tua, sicut in caelo et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie: et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris: et ne nos inducas in tentationem: sed libera nos a malo. Amen.

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non c'indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Latino secondo il Breviarium Romanum. Italiano nella versione tradizionale della nostra guida alla preghiera.

Il testo italiano è lo stesso della nostra guida al Rosario con tutte le preghiere. Segue il latino frase per frase: debita nostra sono «i nostri debiti», a malo «dal male». La traduzione cattolica tedesca della Bibbia di Joseph Franz Allioli, la cui quarta edizione apparve a Landshut nel 1839 con l'approvazione della Sede Apostolica, usa negli stessi punti una lingua più antica di quella della preghiera comune. Il senso è lo stesso.

Dove si trova il Padre nostro nella Bibbia?

Nella Bibbia il Padre nostro si trova due volte: in Matteo, al capitolo sesto, versetti 9-13, nel cuore del Discorso della montagna, e in Luca, al capitolo undicesimo, versetti 2-4, dopo che un discepolo aveva chiesto: «Signore, insegnaci a pregare». Luca tramanda una forma più breve con cinque domande.

Passo Vulgata Traduzione nostra dalla Vulgata
Mt 6,9 Sic ergo vos orabitis: Pater noster, qui es in caelis, sanctificetur nomen tuum. Voi dunque pregherete così: Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.
Mt 6,10 Adveniat regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in caelo et in terra. Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Mt 6,11 Panem nostrum supersubstantialem da nobis hodie, Dacci oggi il nostro pane soprasostanziale,
Mt 6,12 et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris. e rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori.
Mt 6,13 Et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo. Amen. E non c'indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Lc 11,2 Cum oratis, dicite: Pater, sanctificetur nomen tuum. Adveniat regnum tuum. Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome. Venga il tuo regno.
Lc 11,3 Panem nostrum quotidianum da nobis hodie. Dacci oggi il nostro pane quotidiano.
Lc 11,4 Et dimitte nobis peccata nostra, siquidem et ipsi dimittimus omni debenti nobis. Et ne nos inducas in tentationem. E rimetti a noi i nostri peccati, poiché anche noi rimettiamo a chiunque ci è debitore. E non c'indurre in tentazione.

Nel latino una parola colpisce. Dove la Chiesa prega «pane quotidiano», la Vulgata ha in Matteo supersubstantialem, in Luca quotidianum. Secondo la Catholic Encyclopedia del 1910, san Girolamo in Matteo sostituì il più antico quotidianum con supersubstantialem e in Luca lo lasciò. Allioli, nella sua Bibbia tedesca, traduce entrambe le volte «pane quotidiano» e in nota indica come traduzione letterale «il nostro pane che appartiene all'essenza (al necessario)» (traduzione dal tedesco).

Perché il Padre nostro ha sette domande?

Il Padre nostro ha sette domande: secondo sant'Agostino, tre per la gloria di Dio e quattro per la salvezza propria e del prossimo. Chi prega rettamente, dice Agostino, non può chiedere nulla che non sia contenuto in questa preghiera. L'ordine mostra che cosa si deve chiedere per primo.

Nella sua nota a Mt 6,9 Allioli chiama il Padre nostro «un modello di preghiera che senza molte parole contiene la retta disposizione d'animo» (traduzione dal tedesco). San Tommaso d'Aquino fa un passo in più. Per lui la preghiera del Signore è la preghiera più perfetta, perché non solo chiede ciò che è giusto, ma lo chiede anche nel giusto ordine.

«Nella preghiera del Signore non solo si chiede tutto ciò che possiamo rettamente desiderare, ma anche nell'ordine in cui va desiderato. Così questa preghiera non soltanto insegna a chiedere, ma dà forma anche a tutto il nostro desiderio.»

San Tommaso d'Aquino: Summa theologiae II-II, q. 83, a. 9. Traduzione nostra dal latino.
Quadro di San Tommaso d'Aquino su fondo nero con aureola dorata, vaso eucaristico e penna
San Tommaso d'Aquino spiega nella Summa theologiae perché le sette domande stanno in quest'ordine. Soggetto del quadro di San Tommaso del nostro assortimento.

Il Catechismo Romano, pubblicato per ordine del santo Papa Pio V dopo il Concilio di Trento, motiva l'ordine allo stesso modo: prima viene la gloria di Dio, da anteporre a ogni cosa creata. La quarta domanda e le seguenti, che riguardano ciò di cui hanno bisogno il corpo e l'anima, sono subordinate alle prime, così come i beni della vita terrena sono ordinati a quelli divini. Secondo lo stesso Catechismo, l'aggiunta «come in cielo così in terra» non appartiene soltanto alla terza domanda, ma a tutte e tre le prime.

Che cosa significano le sette domande del Padre nostro?

Le sette domande del Padre nostro implorano la santificazione del nome di Dio, la venuta del suo regno, il compimento della sua volontà, il pane quotidiano, il perdono dei nostri debiti, la custodia nella tentazione e la liberazione dal male. Le precede l'invocazione al Padre che è nei cieli.

Domanda Senso secondo Allioli (1839, note tradotte dal tedesco) e il Catechismo Romano
Invocazione: Padre nostro, che sei nei cieli «infonde in chi prega la vera fiducia filiale, poiché gli insegna a riconoscere Dio come suo Padre buono» (Allioli, nota 11).
1. Sia santificato il tuo nome «Fa', o Signore, che tutti gli uomini ti riconoscano, ti onorino e ti amino come il Santo!» Il nome sta per Dio stesso (nota 12).
2. Venga il tuo regno La Chiesa deve diffondersi su tutta la terra e la grazia regnare in tutti gli animi (nota 13). Il Catechismo distingue il regno della grazia nei fedeli e il regno della gloria.
3. Sia fatta la tua volontà La volontà di Dio deve essere compiuta dagli uomini «con la stessa sincerità, purezza e prontezza» «con cui la compiono i santi angeli in cielo» (nota 14).
4. Dacci oggi il nostro pane quotidiano Tutto ciò di cui hanno bisogno l'anima e il corpo: «la parola divina, il Corpo del Signore, il nutrimento quotidiano necessario» (nota 15).
5. E rimetti a noi i nostri debiti «Poiché solo l'animo che perdona è capace del perdono divino dei peccati» (nota 18 a Mt 6,14).
6. E non c'indurre in tentazione Dio non ci lasci giungere in circostanze «che, data la nostra fragilità, potrebbero indurci al peccato» (nota 16).
7. Ma liberaci dal male Dal peccato, «che è l'origine di tutti gli altri mali» (nota 17), e secondo il Catechismo dal nemico maligno.

Sulla quarta domanda il Catechismo Romano osserva due cose. Diciamo «dacci» e non «dammi», perché la carità cristiana non si cura solo di sé, ma anche del prossimo. E con il pane si intende anche il santissimo Sacramento dell'altare. Si dice quotidiano perché viene offerto ogni giorno nel santo Sacrificio della Messa e perché si deve vivere in modo da poterlo ricevere degnamente ogni giorno. Il Catechismo cita in proposito sant'Ambrogio: «Se è pane quotidiano, perché lo ricevi solo una volta all'anno?»

Dio ci induce in tentazione?

Dio non conduce nessuno in tentazione per farlo peccare. Con la sesta domanda del Padre nostro chi prega chiede che Dio non lo lasci soccombere alla tentazione e lo assista con la sua grazia quando è tentato.

L'apostolo Giacomo scrive nella Vulgata: Deus enim intentator malorum est: ipse autem neminem tentat, Dio non tenta al male, ed egli stesso non tenta nessuno (Gc 1,13). Per questo il Catechismo Romano spiega con precisione la parola «indurre». Nell'edizione tedesca del 1853 si legge: «Si dice di noi che siamo indotti in tentazione quando soccombiamo alle tentazioni» (traduzione dal tedesco). Istigare al male sarebbe «l'opera propria del diavolo».

Secondo il Catechismo, Dio permette che anche i buoni e i pii siano tentati. Ma li sostiene con la sua grazia e non li abbandona. La sesta domanda non è dunque un rimprovero a Dio, ma una confessione della propria debolezza. Allioli la riassume così: Dio non ci lasci giungere in circostanze, situazioni e occasioni che, data la nostra fragilità, potrebbero indurci al peccato.

Che cosa significa «liberaci dal male»?

Con «liberaci dal male», la settima e ultima domanda del Padre nostro, chi prega chiede di essere liberato dal peccato, che secondo Allioli è l'origine di tutti gli altri mali, e dal diavolo, che in questo punto il Catechismo Romano chiama espressamente il Maligno.

Il Catechismo indica diverse ragioni per cui qui il diavolo è chiamato «il Maligno». Tra l'altro, egli ha sedotto l'uomo al peccato e ci fa guerra senza sosta, benché non gli abbiamo fatto nulla. Colpisce il singolare. Diciamo «dal male» e non «dai mali», perché attribuiamo a satana, come loro istigatore, le ingiustizie che altri ci fanno. Ne deriva una regola pratica: chi è stato offeso dal prossimo non deve pregare soltanto per essere liberato da quell'ingiustizia, ma anche perché Dio liberi il prossimo stesso dalla mano del diavolo.

Se non siamo esauditi subito, il Catechismo esorta alla pazienza: è gradito a Dio che sopportiamo con pazienza le tribolazioni.

Quando la Chiesa recita il Padre nostro?

La Chiesa recita il Padre nostro in ogni Santa Messa, nel Breviario, al Battesimo e nel Rosario. Nella Messa letta il sacerdote lo dice dopo il Canone a mani stese; l'ultima domanda, «Sed libera nos a malo», la pronuncia il ministrante come risposta, e il sacerdote conclude sottovoce con «Amen».

Così prescrive il Ritus servandus nel Messale del 1962. La preghiera è introdotta dalle parole Praeceptis salutaribus moniti, et divina institutione formati, audemus dicere: «Ammoniti da precetti di salvezza e formati dal divino insegnamento, osiamo dire». Le stesse parole si trovano nel Messale del 1962 anche nella liturgia del Venerdì Santo, quando tutti i presenti recitano il Padre nostro in latino insieme al sacerdote (nn. 959 s.).

Secondo la Catholic Encyclopedia, il suo posto immediatamente dopo il Canone gli fu dato dal santo Papa Gregorio Magno. Perché sia proprio il sacerdote a dire l'«Amen», il Catechismo Romano lo spiega così: come mediatore tra Dio e gli uomini, egli risponde che Dio ha esaudito le domande del suo popolo.

Al Battesimo di un bambino, secondo il Rituale Romanum, quando tutti sono entrati in chiesa e si avviano al fonte battesimale, il sacerdote recita ad alta voce il Credo e il Padre nostro insieme ai padrini. Nel Rosario il Padre nostro si recita su ogni grano grande, come mostra passo dopo passo la nostra guida alla preghiera del Rosario.

Dal nostro laboratorio

In alcuni nostri rosari i grani del Padre nostro si distinguono da quelli dell'Ave per dimensione o materiale. Nel rosario con grani di pietra lavica i grani dell'Ave sono vere perle di pietra lavica da 8 mm, quelli del Padre nostro perle opache di ossidiana da 10 mm. Nel rosario con grani di pietra nera i grani dell'Ave misurano 8 mm, quelli del Padre nostro sono perle sfaccettate di vetro blu da 12 mm.

In entrambi i modelli elementi centrali e croci si possono combinare liberamente. Basta indicare il Suo desiderio nel campo note dell'ordine. Tutti i modelli si trovano tra i rosari del nostro laboratorio.

Rosario in grani neri di pietra lavica con perle opache di ossidiana, Medaglia Miracolosa e croce di San Benedetto Citato nell'articolo Rosario in pietra lavica nero/antracite Realizzato a mano su cordoncino nero, con grani dell'Ave in pietra lavica, grani del Padre nostro in ossidiana opaca, Medaglia Miracolosa e croce di San Benedetto. Vai al rosario

Domande frequenti sul Padre nostro

Perché il Padre nostro si chiama «preghiera del Signore»?

Il Padre nostro si chiama preghiera del Signore perché Nostro Signore Gesù Cristo lo insegnò ai suoi discepoli. Secondo la Catholic Encyclopedia del 1910 non si chiama così perché Egli stesso lo avrebbe pregato: la domanda di perdono dei peccati avrebbe presupposto in Lui una colpa che non aveva.

Pater noster e Padre nostro sono la stessa preghiera?

Pater noster e Padre nostro sono la stessa preghiera. Pater noster sono le sue prime due parole in latino. Secondo la Catholic Encyclopedia, nel Medioevo anche gli illetterati la recitavano in latino, e così Pater noster divenne il suo nome corrente. Il testo latino si trova sopra, accanto a quello italiano.

Quante volte si recita il Padre nostro nel Rosario?

Nel Rosario di cinque decine, cioè cinque parti composte ciascuna da un Padre nostro, dieci Ave Maria e un Gloria al Padre, il Padre nostro si recita sei volte: una volta sul primo grano singolo dopo la croce e una volta all'inizio di ogni decina.

Che cosa significa l'«Amen» finale?

Secondo Allioli «Amen» significa «Così sia!». Il Catechismo Romano lo intende nel Padre nostro come risposta che Dio ha esaudito le domande. Per questo nella Santa Messa lo pronuncia il sacerdote e non il ministrante.

Fonti
  1. Biblia Sacra Vulgatae Editionis (Clementina), Mt 6,9-13; Lc 11,1-4; Gc 1,13. drbo.org (Mt 6), drbo.org (Lc 11)
  2. Joseph Franz Allioli: Die Heilige Schrift des alten und neuen Testamentes, vol. 5, 4ª edizione, Landshut 1839, Mt 6,9-14 con note 10-18 (pp. 34 s.) e Lc 11,1-4. archive.org
  3. Catechismo Romano secondo il decreto del Concilio di Trento, edizione tedesca, Passau 1853, Parte IV, Della preghiera. archive.org; edizione inglese: Catechism of the Council of Trent, tradotto da Jeremias Donovan, Parte IV, capp. 10-17. archive.org
  4. San Tommaso d'Aquino: Summa theologiae II-II, q. 83, a. 9. corpusthomisticum.org
  5. Missale Romanum, edizione 1962: Ritus servandus in celebratione Missae, cap. X, De oratione dominica. archive.org
  6. Breviarium Romanum, testo latino del Pater noster secondo l'edizione Divinum Officium. github.com
  7. Rituale Romanum, Ratisbona 1937, Tit. II, cap. 2, Ordo Baptismi parvulorum, n. 11. librinostri.catholica.cz
  8. The Lord's Prayer. The Catholic Encyclopedia, vol. 9, New York 1910. newadvent.org

Ultima verifica: 19 ottobre 2026.

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